Noccioleto

Tra i primi timidi segnali della primavera, indimenticabile è la  fioritura del nocciolo, molto importante per le api perché fornisce un prezioso nutrimento in un periodo ancora di scarsità oltre a costituire uno spettacolo mirabile per le persone “lente” che potranno ammirare i minuscoli fiori femminili, vestiti di un abito rosso-violaceo.


 

Il nocciolo (Corylus avellana) è un piccolo albero, tendenzialmente cespuglioso dalla chioma irregolare, appartenente alla famiglia delle Betulaceae che predilige terreni umidi e freschi, sciolti, su cui cresce sviluppando un sistema radicale esteso e superficiale.

L’uomo già dalla preistoria ha imparato ad apprezzarne non solo i frutti. Leggende e miti, ovunque tra Europa e Asia Minore, narrano di rigenerazione e fecondità indotte da gemme, foglie, corteccia, frutti, rami: ogni parte della pianta è colma di prodigiose proprietà.

La secolare ricerca dell'acqua condotta dai rabdomanti con un rametto di nocciolo si colloca tra le immagini arcaiche che ancora oggi è possibile incontrare, avvolta tra magia e realtà.

Non solo donatore di saggezza, il nocciolo tende a diffondersi naturalmente, svolgendo una funzione di sentinella ambientale sia come pianta pioniera che come protettrice dei terreni declivi soggetti a possibili fenomeni erosivi e frane.

Il noccioleto aziendale, impiantato trenta anni orsono, si estende per 25 ettari in un unico appezzamento.
Nel pieno rigoglio vegetativo nel noccioleto si crea un ambiente  che conduce il frequentatore in suggestioni boschive di luci e ombre, di calura e frescura, mentre cammina su un folto e silenzioso tappeto erboso.

Sono presenti due tipi di cultivar: la Tonda Gentile Romana e il Nocchione, che svolge il ruolo di impollinatore.
Le pratiche agricole nel noccioleto, completata la raccolta nel mese di settembre, iniziano con una prima potatura veloce che consente di eliminare i rami secchi mentre la potatura vera e propria ha luogo da novembre a gennaio.

A primavera, praticando l’inerbimento tutto l’anno, spuntano erbe varie e  rigogliose, che una volta tagliate – operazione che si ripete più volte – rimangono sul terreno, a modo di pacciamatura.
Nel noccioleto aziendale, forse perché isolato rispetto alla principale area corilicola, non si sono manifestati episodi di malattie.
L’unico trattamento sulle piante è con il rame, per seccare i licheni presenti sul tronco; si effettua in marzo, con temperatura mite, quando la pianta è in attività vegetativa ma le foglie sono piccole come monete da 2 euro.
Infine, tra giugno e luglio, si eliminano i nuovi getti che spuntano dal terreno, in modo tale che al momento della raccolta delle nocciole la pianta sia pulita: è la spollonatura.

Settembre si avvicina e le nocciole, sia il Nocchione che la Tonda Gentile Romana piccola ma più pregiata, sono ormai pronte per staccarsi dalla pianta e cadere al suolo, dove in un breve arco di tempo verranno raccolte dalla macchina raccoglitrice automatica semovente, munita di spazzole e di un raccoglitore interno dove delle ventole operano una prima pulizia eliminando foglie, nocciole vuote, tutte le parti leggere.
E’ soprattutto il clima presente nei giorni della raccolta a determinare la durata della permanenza al suolo: il tempo asciutto non le danneggia mentre se piove marciscono.

Le nocciole vengono poi trasportate nel centro aziendale e qui riversate nella macchina selezionatrice che provvede all’ulteriore selezione, eliminando gusci vuoti o rotti, sassi e altri corpi estranei.
Così selezionate le nocciole, avvolte nel loro guscio integro, pervengono al silos, dove vengono essiccate con aria calda a 35°C, in modo da ridurre il contenuto in acqua a circa il 10% del peso, garantendo così un'idonea conservazione.

La tecnica tradizionale di essiccazione è con il sole; ancora oggi, passeggiando nei borghi corilicoli dopo la raccolta, si osservano terrazzini o minuscoli spiazzi cittadini coperti da un sottile strato di nocciole, distese al sole: sono i raccolti di piccole produzioni familiari!