L’area fortificata della Rocca di San Leonardo ha un carattere multiforme in cui i colori, i suoni, gli odori, i contatti, conducono i viaggiatori in un tempo senza tempo.

Il tufo dei resti del Castello, della Chiesa e di altri edifici emerge, a tratti a fatica, tra lecci, roverelle, ginestre, rovi di mora e biancospino, cespugli di rosa canina, borragine, ortica, iperico, asparago, finocchio, …, una vegetazione a volte invadente.

Nei secoli, la terra si è depositata sui resti di edifici e sul reticolo viario – la rocca si pensa fosse attraversata dalla via Flaminia – e la vegetazione ha completato questa opera di occultamento: un tesoro di conoscenza che Ovidio e Paola, insieme ai figli Mario e Daniele, progettano di far riemergere attraverso una campagna di scavi, da preparare con molta cura per stimolare ulteriormente la biodiversità del sito.

Esiste un altro livello della rocca, costituito da grotte, cunicoli, catacombe, un mondo sotterraneo da recuperare, utilizzato ininterrottamente dal tempo dei Falisci fino a pochi decenni orsono.

Il tutto, edifici, vegetazione, grotte, …, abitato o frequentato da numerosi animali, diurni e notturni, poiane e civette, barbagianni, succiacapre, tassi, testuggini, istrici, volpi, palombacci, beccacce, starne, upupe, lepri, bisce,…, animali che frequentano le diverse aree – habitat del Parco del Timo, il nome italiano del locale Sarapollo.